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LA SCUOLA
In età scolare, il bambino va incontro ad un processo di riorganizzazione mentale relativo alla sfera affettivo-relazionale. Il bimbo va abituato già a due anni circa alla relazione assidua con i pari, in modo che, dai 5 anni in poi la vita scolastica riesca gradita e costruttiva e il conseguente apprendimento sia facilitato. Piaget definiva questa fase ‘periodo operatorio’, in quanto il bambino, a livello cognitivo, sviluppa operazioni concrete e logiche. Nella sfera sociale, la scuola fornisce al ragazzo nuove figure di identificazione e con i coetanei scopre nuove modalità di gioco, dove la fantasia fa i conti con la realtà di regole condivise e con dinamiche gruppo. Stati di ansia, difficoltà di integrazione e di adattamento si registrano maggiormente in bimbi abituati per lungo tempo alla permanenza nei soli contesti familiari e domestici, o quando si tratta di figli unici, che vivono una profonda angoscia di separazione o di inconfessata fobia, ma anche quando si tratta di primogeniti molto coccolati o di figli prediletti. In questi casi si verificano fenomeni di ‘inibizione’, che consiste in chiusura del soggetto da sempre molto controllato e protetto dai genitori, il quale, nel contesto scuola, comunica poco ed ha una vita di fantasia povera, teme di essere aggredito e di conseguenza si chiude e produce poco. A scuola emergono anche i casi di bimbi depressi, talora abulici, tale altra, viceversa, aggressivi, che si procurano traumi e ferite per sottrarsi al contesto, o sono iperattivi e portati ad atteggiamenti teppistici. Laddove tutto ciò non accada, l’età scolare segna uno stadio, difficile ma importante, di acquisita coscienza dei propri mezzi, di crescita, di distacco dagli adulti, di autonomia. Già dai 2 anni, ma specialmente dai 5-6.
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Le considerazioni sulla salute del bambino presenti nascono solo dall'esperienza diretta e non vogliono rappresentare in alcun modo un parere medico per gli utenti; per qualsiasi dubbio vi consigliamo di consultare il vostro pediatra di fiducia.
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